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Esame e Discussione del Modello "V - le - qu" e del Modello "V - jiang - qu"

Esame e discussione del modello "V – lequ e del modello "V – jiangqu"

 

di Zhen Gang

 

Compendio. Il presente testo esamina e discute il processo con il quale il modello "V le qu" (vale a dire verbo + "le" + un verbo direzionale) ha sostituito gradualmente il modello "V jiang qu". Il modello "V le qu" inizialmente si è visto nell’epoca Song. Durante l’epoca Ming, il suo uso è aumentato gradualmente, mentre l’uso del modello "V jiang qu" è gradualmente diminuito; nel cinese contemporaneo, il primo ha interamente sostituito il secondo. In questo periodo di transizione si sono succeduti diversi tipi del modello "verbo le qu". Il modello "V le qu" all’inizio fu principalmente la forma espressiva del dialetto Wu [della dinastia Zhou, N.d.T.], ed è grazie alle opere letterarie scritte in Mandarino del Nord dagli scrittori dell’area del dialetto Wu che [questo modello] cominciò a diffondersi. Nel cinese contemporaneo, i verbi bisillabi all’interno del modello "V le qu" sono apparsi in gran quantità.
La costruzione verbo + "le" + verbo direzionale bisillabo, d’ora in avanti sarà indicata nella forma abbreviata "V le qu". Questa costruzione può avere tre tipi di struttura. La prima è la struttura predicato complemento, come ad es. "zou le chulai" (venne fuori), questa struttura è quella che si vede più spesso; la seconda è la struttura parola modificatrice – parola modificata, come ad es. "pei le jinqu" (lo accompagnò dentro), che non è usata molto; la terza struttura, composta da predicati in successione, come ad es. "gaoci le chulai" (si congedò e venne fuori), che si vedeva occasionalmente nelle forme dialettali della fase iniziale, adesso si vede ancora più raramente. Nel presente testo ci soffermeremo in modo approfondito solo sulla prima struttura, e occasionalmente si farà riferimento alle altre due strutture.
Il primo tipo della struttura "V le qu", per i pechinesi è una forma comune della lingua scritta (vedremo più avanti che non si limita ai pechinesi), e sebbene nelle opere letterarie dei pechinesi [questo modello] sia frequente, nella lingua parlata di Pechino non si sente. Il dialogo comico è la forma d’arte folclorista (Quyi) che si avvicina maggiormente alla parlata pechinese, e guardando qua e là [abbiamo scoperto che] in quasi 2 milioni di dialoghi comici, gli esempi in cui è usata [questa forma] sono sporadici; inoltre questi esempi appaiono in quei brani ripresi da letterati, e si presume che le versioni precedenti al loro intervento non abbiano questo tipo di struttura.
Ciò che vogliamo esaminare adesso è se i pechinesi nella lingua parlata non usano mai la forma "V le qu". Riguardo a ciò, il materiale testuale ci ha fornito due strade totalmente diverse. Nel "Hong Lou Meng" (Il Sogno della Camera Rossa), che d’ora in poi chiameremo semplicemente "Hong", e nel "Ernü Xingyong Zhuan" che d’ora in poi chiameremo semplicemente "Er" – romanzi questi considerati opere di letteratura pechinese, si trovano non pochi esempi della forma "V le qu". Ma i personaggi inventati nei testi di letteratura scritti in mandarino settentrionale – dall’epoca Qing fino alla Repubblica di Cina [1912-1949, N.d.T.], la costruzione "V le qu" non c’è. Nel testo scritto da J. Mullie "Hanyu Yufa Jiegou Yuanli" (Principi strutturali della grammatica cinese), viene descritta la parlata di Hejian (alquanto vicina a quella di Pechino). All’interno una sezione è dedicata ai verbi direzionali (l’autore li chiama converbs), e inoltre, spiega appositamente anche la presenza di "le" aggiunto ad alcuni di questi verbi direzionali. Purtroppo, in tutti gli esempi citati, [appare] la costruzione "V qu le", e mai "V le qu". Se nella parlata pechinese dell’epoca Qing non esiste la costruzione "V le qu", non ci si spiega da dove risulti provenire la sua presenza nei romanzi "Hong" e "Er".
Si possono fare tre congetture per spiegare la ragione della presenza della costruzione "V le qu" in questi due romanzi. Una è che a metà dell’epoca Qing, nella parlata pechinese originariamente era presente questa forma per poi scomparire. Ma non c’è modo di verificare con delle prove questa congettura. La seconda è che la lingua [usata] dagli autori di questi due romanzi abbia subìto l’influenza di altri dialetti, visto che la costruzione "V le qu" nel dialetto Wu esisteva, questo naturalmente non è impossibile, ma bisogna dimostrare che i due autori hanno subito l’influenza del dialetto Wu. La terza congettura è che la costruzione "V le qu" sia una forma usuale nella lingua scritta del Nord (mandarino) di allora. E quest’ipotesi è la più probabile. Le esperienze di due scrittori sono diverse, e le influenze dialettali ricevute, con tutta probabilità, non sono le stesse, ma che entrambi abbiano subito l’influenza della lingua scritta del Nord (mandarino) di allora è assolutamente probabile. Per spiegare le origini e lo sviluppo della costruzione "V le qu" non sarebbe male provare a fare un’indagine del processo evolutivo di questa forma.
  1. La costruzione "V le qu" sostituisce quella "V jiang qu".
  2. La costruzione "V le qu" comparve per la prima volta nell’epoca Song; Durante l’epoca Tang e quella Yuan si usava la forma "V jiang qu". Vale a dire che al posto di "le" si usava "jiang" per esempio " Tui jiang xia qu" (spinse verso il basso). Non sono state ancora trovate prove attendibili circa l’uso della forma "V le qu" nelle opere letterarie dell’epoca Yuan. Per il momento vale la pena di dire che la comparsa nella forma scritta della costruzione "V le qu" risale all’epoca Song, per scomparire nell’epoca Yuan e riapparire nell’epoca Ming, anche se all’inizio dell’epoca Ming l’uso è ancora sporadico. Ad esempio nel "Shui Hu" si usa ancora principalmente "V jiang qu". Di seguito citeremo degli esempi qui omessi.
    La sostituzione di "jiang" con "le" è un processo sviluppatosi gradualmente. Dal punto di vista del significato sintattico, in origine le due parole non sono del tutto uguali, ma attraverso un processo di osmosi [durato] alcuni secoli, e attraverso un uso mescolato delle due costruzioni, alla fine "V le qu" ha praticamente sostituito "V jiang qu". Di seguito, [partendo] da alcuni aspetti di questo processo di sviluppo, faremo un’indagine preliminare, dopo analizzeremo le circostanze nelle quali la costruzione "V le qu" si è ulteriormente sviluppata.
    Sopra si è detto che si è iniziato ad usare le due costruzioni in maniera mescolata approssimativamente all’inizio dell’epoca Ming. Il "jiang" della costruzione "V jiang qu", secondo il parere di Li Jinxi, il frutto di una trasformazione di una preposizione all’interno di un sintagma "preposizione – oggetto" (parimenti a "ba"). Con la differenza che alla fine "liberatosi dell’oggetto, si è semplicemente trasformato in suffisso verbale [lett. particella in coda al verbo]" Qui non si vuole analizzare il processo di formazione della parola ausiliare (vale a dire il suffisso verbale) "jiang", si vuole solamente indicare che dopo essersi trasformata in parola ausiliare, il verbo che le sta davanti non necessariamente è un verbo transitivo, e anche "jiang" non necessariamente ha il significato di "adoperare, disporre di", esso può sia condurre al complemento del soggetto che al complemento dell’oggetto, e sotto questo aspetto già non differisce per niente da "le", e sono proprio queste due [accezioni] ad aver creato le condizioni di quest’uso mescolato. Nei romanzi dell’epoca Ming si possono trovare non pochi esempi di questo tipo. Tutti possono condurre al complemento del soggetto, ad esempio: "Zou jiang chulai" (Hou Xi You Ji, Capitolo 22) e "Zou le chulai (Ibid.), possono condurre al complemento dell’oggetto, ad esempio: "Tui jiang chulai" (Zhang Guo Bin: He Hanshan Yi Zhe) e "Tui le chulai" (Jin Ping Mei Cihua, Cap. 53). Riguardo questo punto, il signor Li ha citato gli esempi "Teng jiang qilai" ([Gli] venne un gran dolore) "Zhong jiang qilai" ([La cosa] si fece seria), spiegando che "jiang" può già essere usato nell’autonomia di un verbo (verbi intransitivi). Più avanti studieremo sotto altri aspetti le condizioni che hanno permesso che la costruzione "V le qu" abbia sostituito "V jiang qu".
    Il signor Chen Wangdao tempo fa ha messo in evidenza che nella costruzione "V jiang qu", "jiang" "esprime la direzione prominente con cui [l’azione] in un dato momento si manifesta. Nelle opere letterarie all’inizio e a metà dell’epoca Ming, le scene in cui veniva usato "jiang" per esprimere "il manifestarsi [dell’azione] in un dato momento" erano davvero moltissime. Per scene che accadevano nel passato e per scene che si supponeva fossero accadute si usava spesso la costruzione "V le qu". Proviamo a citare qualche esempio dal "Shui Hu": "Zhe tu lü dao shi ge lao zei, zhe ban xianjun shanqu, cong zhe li gun le xiaqu" (Quest’asino nudo non è che un vecchio ladro, ed è da questa montagna scoscesa che è ruzzolato giù). (Volume 9). "Ta you bushi wo qinxiongdi, gan le chuqu bian ba" (Non è neppure mio fratello di sangue e si è precipitato a….???) (Volume 49). Questi due esempi non si addicono alla costruzione "V jiang qu". D’altra parte non si possono eliminare le eccezioni. Ad esempio: Women jinye zhigu jinbing sha jiang ruqu." (Il nostro pensiero stanotte sarà solo quello di entrare in battaglia(???). (Volume 51). Qui, con "Sha jiang ru qu" ovviamente non si esprime una scena che accade in un dato momento. D’altra parte, a indicare una scena che accade in un dato momento, a volte può essere la costruzione "V le qu". Ad esempio: "… Xueli laner ye diu chuqu, na lan xueli sifenwuluo gun le kaiqu"…. (Anche il pero blu della neve è caduto, quel pero blu della neve si è squarciato ruzzolando in tutte le direzioni) (Volume 28). Semplicemente, nelle opere letterarie del sedicesimo e diciassettesimo secolo, la costruzione "V le qu" non era molto usata per esprimere una scena che accadeva in un dato momento, era molto usata per esprimere scene del passato o scene supposte, o anche per dare un tono di comando. In ogni testo la circostanza è leggermente diversa (in "Er Pai" (Due tempi [termine musicale]) sono un po’ di più). Arrivati al diciottesimo secolo, i cambiamenti sono stati estremamente evidenti, e per esprimere una scena che accade in un dato momento fondamentalmente si è usata la costruzione "V le qu". Di seguito vale la pena di fare un confronto con esempi tratti da "Shui Hu", che d’ora in poi chiameremo "Shu", e da "Ru Lin Waishi", che d’ora in poi indicheremo con "Ru":
    Na si shi na li yaoren, ruhe cong bantian li diao jiang xialai! (Che demonio quel tipo, sembra come se fosse calato giù dal cielo!) (Shui, volume 57).
    Shuozhe, na yanlei ru douzi da diao le xialai. (E con questo, quelle lacrime vennero giù come dei legumi. (Ru, Cap. 15)
    Kankan suxing, fu jiang qilai. (Fece attenzione che si riprendesse, e lo aiutò ad alzarsi. (Shui, Volume 43).
    Liang ge li ba, shuozhe fu le qilai. (E dopo due convenevoli, appoggiandosi sulle mani si alzò). (Ru, Cap. 21°)
    Zhang Qing chezhu erduo, guan jiang xiaqu. (Zhang Qing drizzò le orecchie e assorbì [tutto quello che veniva detto]) (Shui, Volume 43).
    Si ge keren yiqi fuzhe guan le xiaqu. (I quattro ospiti tenendosi per mano mandarono giù [il bicchierino] simultaneamente). (Ru, Cap. 3°)
    Ge zhuozi ba zhe furen qingqingde ti jiang guolai. (?????) (Shui, Volume 30)
    Shuozhe bian jiang na furen qingqing yiti, ti le guolai. (???) (Ru, Cap. 51°)
    È possibile dire: ciò che mette in evidenza "Shui" con la costruzione "V jiang qu" è l’emergere dell’azione, ciò che mette in evidenza "Ru" con la costruzione "V le qu" è il completamento dell’azione? La diversità dei punti messi in evidenza ha fatto sì che il secondo sostituisse il primo.
  3. L’ordine con cui sono apparsi due tipi di "V le qu"
  4. Non è che tutte le forme "V jiang qu" siano state sostituite dalla costruzione "V le qu" nello stesso periodo. Grazie ai diversi ruoli dei verbi direzionali, la sostituzione è avvenuta gradualmente. I ruoli svolti dai verbi direzionali sono parecchi, anche quelli usati nella costruzione "V le qu" sono più d’uno. Nel presente testo ne verranno analizzati due tipi nella struttura predicato complemento. Uno indica la direzione del movimento, come ad esempio "fei qilai" (), "zou chulai" () (inclusi i suoi significati metaforici, come ad esempio "tengfei qilai" (decollare [di sviluppo economico]), "yanjiu chulai" () ), che in forma abbreviata può essere chiamato "Quyi"; l’altro indica l’aspetto di fasheng (accadere), kaishi (iniziare), chixu (durare), ecc., come in "Xiao qilai" (mettersi a ridere), "shuo xiaqu" (continuare a parlare), che in forma abbreviata può essere chiamato "Quer". La costruzione "V jiang qu" composta con "Quer" (che d’ora in poi chiameremo "V jiang quer", è scomparsa alquanto lentamente.
    Nella costruzione "V jiang qu", troviamo parimenti sia il tipo "Quyi" che quello "Quer". Del primo tipo, "Quyi", abbiamo frasi come "Ba na ming ren shu hua gua jiang qi lai" (Hanno allestito [una mostra] con le calligrafie di quel personaggio famoso) (Wu Hanchen: Sheng Jin Ge, Primo libello), "Qie shi pa jiang jinqu" (Al momento è salito dentro) (Xing Shi Heng Yan, Volume 38°); del secondo tipo, abbiamo frasi come "Zenme zhe yihuier pa jiang qilai!" (Com’è che in un attimo ti sei preso uno spavento! (Sheng Jin Ge, Terzo libello), "Shan shi you aiai de ku jiang qilai" (A Shan Shi sgorgarono di nuovo le lacrime del dolore) (Xing Shi Heng Yan, Volume 5°). La costruzione "V le qu", dopo essere entrata nel linguaggio scritto, iniziò ad essere utilizzata per esprimere "Quyi" (si possono vedere i numerosi esempi citati sopra), ma con il significato di "Quer", si è continuato ad usare la costruzione "V liang qu" per un periodo di tempo piuttosto lungo, oppure si è utilizzata la costruzione "V qu" (togliendo "le") oppure "V le" (togliendo qu). Esempi:
    "Xiang houlai tian hei jiang xialai" (Dopo il cielo diventò buio) (Xi Hu Yu Yin Zhuren: Tan Huan Bao, Volume 18°)
    Zheng yu nian hao, tian you hei xialai, jiao xxx er zhangdeng zhe. (Desiderava proprio prendere con le mani il pennello, ma si era fatto di nuovo buio, [allora] chiese a XXX di reggere la lampada). (Xu Shijun: Lao Bing Si Zaju)
    Taigong jian tianse kankan hei le. (Il bisnonno vide che si era fatto buio) (Shui, Volume 4)
    Nel periodo centrale dell’epoca Qing occasionalmente ci si poteva imbattere in costruzioni del tipo "V le Quer" come "Tianse hei le xialai" (Si fece buio) (Ru, Cap. 1°) Tuttora perlopiù si utilizza la costruzione "V jiang Quer". Esempi.
    Zhong hui zi yin tang zhixian jiasi le lao shifu, nao jiang qilai. (Zhong Huizi, dato che il governatore Tang aveva flagellato a morte il vecchio shifu, si metteva a litigare. ???????) (Ru, Cap. 5°).
    Feng jie ting le, dengshi mang jiang qilai. (La sorella maggiore Feng sentì e immediatamente si dette da fare. (Hong, Cap. 21°)
    Gonzi ye bujin xiao jiang qilai. (Anche il figlio del principe feudale non poté fare a meno di mettersi a ridere). (Er, Cap. 22°)
    In "Hong" non si trova "V le Quer", di conseguenza, per esprimere il senso dato da "V le Quer" vengono usate spesso le altre forme viste sopra. Utilizzando adesso come esempio il verbo "xiao", abbiamo "Zhongren dou xiao le" (tutti si misero a ridere" (Cap. 40), "Zhongren ting le dou xiao qilai" (Dopo aver ascoltato, si misero tutti a ridere) (Cap. 54), "Bujin xiaoqilai le" (Non poterono fare a meno di mettersi a ridere) (Cap. 67), "Zhongren ting le xiao jiang qilai" () (Cap. 54). Con "Er" si comincia ad usare "xiaqu" per esprimere "Quer", ma non accade ancora venga usato dopo "le". Soltanto nel tardo periodo della dinastia Qing [l’uso della costruzione] "V le Quer" aumenta leggermente. In ogni libro la situazione è leggermente diversa. Qui vale la pena di citare esempi di opere dell’area del dialetto Wu. Le 18 costruzioni "V le qu" (inclusa la forma "V zi/zai qu" presente in Su Bai Duihua (Dialoghi di Su Bai ???) indicano solamente "Quyi"; a indicare "Quer" ce ne sono 4, tutte nella forma "V jiang qu". Inoltre ad esempio il Guanchang Xianxing Ji di Li Baiyuan che il Haishang Fanhua Meng di Jing Meng Chixian sono entrambi scritti nel mandarino di Shanghai. [C’è] una similarità di circostanze. "Quer" perlopiù utilizza la costruzione "V jiang qu", in casi particolari utilizza la costruzione "V le qu" (nei due libri in tutto ce ne sono 20).
    La costruzione "V le Quer" si è iniziata a vedere in maniera cospicua a partire dalla letteratura recente. Si può trovarne riscontro in molte opere. Vediamo di seguito alcuni esempi:
    Huoji? Meiyou de, buguo meitian xiawu bian mang le qilai. (Lavoro manuale? Non ce n’è, eppure ogni pomeriggio c’è tanto di quel da fare) (Wang Tongzhao: Hupan Eryu)
    Mo Li zuo zai zhuo yan, kaishi chang le qilai. (Mo Li, seduto sul bordo del tavolo, si mise a cantare) (Sun Yu: Da Lu, 7)
    Mei deng wo huida, ta shuo le xiaqu. (Non ha aspettato che io rispondessi, continuò a dire/proseguì). (Lao She, Hei Bai Li).
    Lei Qing ting le xialai. (Lei Qing si fermò). (Xu Chi: Bu Guo, Hao Rizi Natian you? 3)
    Zhengge tou mai zai ta de beishang fangsheng ku le qilai. (Con la testa interamente nascosta sulla schiena di lui, scoppiò in lacrime). Deng Youmei: Bie le, Lai Hu Neihai! 9)
    Zhe shihou na "Xianyue dui ye qu" cai ting le xialai. (Questa volta quel "Notturno per orchestra d’archi" si fermò proprio). (Liu Xinwu: Zhong Gulou, 17)
    Il grande utilizzo di questo "V le Quer" fa percepire le caratteristiche salienti del nuovo linguaggio letterario [lett. …fa percepire alla gente che le caratteristiche del nuovo linguaggio letterario sono salienti]
  5. La cospicua comparsa del verbo bisillabo nella costruzione "V le qu"
Nelle opere artistiche e letterarie recenti c’è stato un ulteriore sviluppo della costruzione "V le qu", vale a dire l’abbondante comparsa dei bisillabi tra i verbi. Il signor Li ha messo in evidenza che il carattere "jiang" - incastonato tra il verbo e qu – fa sì che il [foneticamente] poco agevole verbo monosillabo riceva un aggiustamento nel suono. Si provi a confrontare:
"Er tian er di" ku jiang qilai. (…. scoppiò in lacrime) (Il primo Ke colpisce il tavolo per la sorpresa) (Vol. 9°)
Nüzi ting de tiku qilai. (La donna ascoltando si mise a gemere) (Ibid. 2° Volume)
Il verbo "tiku" del secondo esempio è bisillabo, di conseguenza non va inserito il carattere "jiang". Le costruzioni "V le qu" sono anche di questo tipo. Nelle opere della letteratura classica, qualsiasi costruzione "V le qu" composta da un verbo bisillabo e un verbo direzionale, sovente è una struttura di verbi consecutivi alquanto debole [song= inconsistente, floscio]. Nella struttura predicato - complemento generalmente non va inserito il "le". Ma non si possono eliminare le eccezioni. Ad esempio:
Fa tuo (ji fasong sizhe) le chuqu, ziran anjing. (Fa tuo – vale a dire consegnato il defunto – [tutto] naturalmente si quietò. (Shi Diantou, Volume 4°).
Ba zhenhua gaosu le chulai. (Disse la verità) (Il secondo Ke colpisce il tavolo per la sorpresa, Volume 38°).
Like feipao le jinqu bing ming. (Subito corse dentro a chiarire la faccenda con un superiore). (Shi Gongan, Cap. 337).
Tuttavia gli esempi di questo tipo sono estremamente pochi e inoltre sono limitati al modello "V le Quyi". Le opere di letteratura contemporanea hanno invece aperto un varco a questa restrizione, e quasi non si tiene conto che si tratti di monosillabo o bisillabo. Inoltre [gli esempi di questo tipo] non sono limitati al modello "V le Quyi". Negli esempi che seguono, quelli di tipo A sono "V le Quyi", quelli di tipo B sono "V le Quer":
  1. Na xiaoyuan yun bian yi quan yi quan de dangyang le kaiqu. (Così Xiao Yuan stordita ondeggiò tracciando un cerchio ????). (Zheng Zhenduo: Haiyan [rondine di mare])
  2. Liang tiao chui zai liangbian de xiaobian, jiu xiang hudie shide feiwu qilai. (Le due treccie che pendevano ai due lati rassomigliavano a farfalle messesi a danzare nell’aria. (Ding Ling: Muqin [Madre]
    Bei lengku de zhuchu shijie de ren, jiang relie de shengming zhaohuan le huilai. (Le persone che erano state cacciate dal mondo senza pietà furono convocate a una vita calorosa ???? [jiang ???]). (Xu Chi, La Congettura di Goldbach)
    Huanhu sheng cong rencong zhong turan baofa le chu lai. (All’mprovviso scoppiarono le voci acclamanti della folla) (Hong Yan, pag. 293)
    Lishi jiu you hao ji wei coulong le guolai. Ecco che subito si avvicinarono un buon numero di persone. (Liu Xinwu, Zhong Gu Lou, pag. 404).
  3. Yixie youxian de wenti dou gezhi le xialai. (Alcune questioni semplici [youxian= comodo e libero] sono state archiviate. (Ye Shengtao: Ni Huanzhi, Cap. 17°)
Liangren de pilao xingfen, dou yi pingfu le guoqu. (La stanchezza e l’emozione delle due persone si erano entrambe quietate. (Yu Dafu: Chi Guihua)
Liang nian qian de huiyi mianyan le xialai. (Le rievocazioni di due anni prima continuarono) (Guo Moruo: Xiao Pi Qie)
Ta keshi jianchi le xiaqu. (Tuttavia lui insistette) (Lao She: Wuming Gaodi You le Ming)
Ban shang you dada de yilun le qilai. (Nella squadra si cominciò di nuovo a discutere tantissimo). (Qing Yao: Chuang Wai 6)
Riassumendo brevemente quanto visto sopra, si può vedere che la costruzione "V le qu" prende il posto della costruzione "V jiang qu", e inizialmente si limita al [senso di] "Quyi"; mentre soltanto più tardi apparirà [col significato di] "Quer". Nelle costruzioni "V le qu" composte da verbi bisillabi, in origine aveva solamente [il significato di] "Quyi", inoltre non [se ne vedevano] molti. In seguito invece ne è apparsa una gran quantità con [il senso di] "Quer".
  1. Discussione supplementare su "Qusan"
  2. Oltre "Quyi" e "Quer", nella costruzione "V jiang qu" è presente anche una piccola quantità di verbi direzionali usati per indicare che una certa idea o un certo discorso riguardano una certa cosa. Esempio: "Xiang jiang qilai, dou shi an ye bushi le." (Tutto ciò che mi viene in mente è che nostro padre ha torto). (Zheng Dehui: Qian Nü Hun San Zhe). "Zhe yang shuo jiang qilai, wo jia laoye shi le jin he, laoye bu ken cha ren song lai le." È stato detto così, che mio nonno materno ha perso la cassa col denaro, [ma] non è assolutamente disposto a mandare qualcuno a riprenderla ?????). (Liang Bolong: Hong Xian Nü Si Zhe). Per il momento possiamo chiamare questo tipo di verbo direzionale "Qusan". Nella lingua scritta contemporanea troviamo "V jiang Qusan" suQ
    olamente nella costruzione "V qu", senza che sia possibile inserire "le". Ancora un esempio: "Wo rujin xiang jiang qilai, na ren xingqing mianmao yu wo yiban." (Oggi come oggi, se ci penso, quella persona era uguale a me, sia nel carattere che nell’aspetto). Xu Fuzuo: Yiwen qian liu chu). Qui "xiang" sta per "huiyi" (ricordarsi), ed equivale alla parola "ji" nel dialetto Wu. Nella lingua scritta contemporanea forse si può usare nella costruzione "V le qu", ad esempio: "Ta huran xiang le qilai… " (Ad un tratto si ricordò… ). Inoltre, non è che nell’area del dialetto Wu si usi dappertutto. Ad esempio, nei vari luoghi della costa del fiume Song, sembra che non parlino così: la gente di quei luoghi ritiene che questo tipo di espressione appartenga alla lingua scritta. A parte questo [particolare] tipo di "V jiang qu", le costruzioni del tipo "V jiang qu", nella lingua scritta posteriore sono state in gran parte sostituite gradualmente dalle costruzioni del tipo "V le qu". C’è da dire però che da quando "V le qu" è entrata nella lingua scritta, la sua evoluzione non è ancora completa, per cui non è che qualsiasi costruzione del tipo "V le qu" possa sostituire la costruzione "V jiang qu". Ad esempio, [le frasi] composte da verbi bisillabi non possono ….. gai wei "dong jiang qu" shi ????
  3. Le origini geografiche della costruzione "V
  4. le qu"
    Lo sviluppo che ha portato la costruzione "V jiang qu" a cambiarsi nella costruzione "V le qu" [si può definire] storico. La lingua cinese contemporanea ha praticamente eliminato la costruzione "V jiang qu". Sotto un altro aspetto, l’apparizione della costruzione "V le qu" può avere a che fare con i provincialismi.
    Durante l’epoca Yuan si usava la costruzione "V jiang qu", e questo lo si può vedere negli YUANQU. Si può anche vedere che nella lingua adoperata nel "LAO QI DA" e nel "PU TONGSHI" c’è solamente la forma "V jiang qu", ed è chiaro che era così anche nella lingua parlata di gran parte della popolazione. In alcuni dialetti contemporanei sopravvive la costruzione "V jiang qu", e il suo uso perlopiù è generale, non è ristretto prevalentemente ad una località. All’inizio della dinastia Ming, la costruzione "V le qu" si è vista nuovamente nella lingua scritta; la ragione di ciò ha a che fare con la lingua dei paesi di provenienza degli scrittori. Gli scrittori di alcune opere teatrali del primo periodo dell’epoca Yuan in gran parte erano persone di altri luoghi trasferitisi al nord della Cina (incluse le minoranze etniche), cominciando da un periodo di grandi virtù composero le opere migliori per poi gradualmente spostarsi fino alla regione del Jiang Nan. Tra gli scrittori di romanzi e sceneggiature dell’epoca Ming, oltre il settanta per cento provenivano dall’area del dialetto Wu del Jiangsu e del Zhejiang. La situazione di ogni zona dialettale di quel periodo, adesso non può essere conosciuta con chiarezza, tuttavia in base alle conoscenze odierne, [si può affermare che] l’area geografica in cui era usata maggiormente la costruzione "V le qu" era l’area del del dialetto Wu. Un’altra zona in cui [se n’è riscontrato l’uso] è l’area dialettale settentrionale del Jiang Huai. Ed è proprio durante l’epoca Ming, quando il fior fiore [degli scrittori] si trovò insieme nelle due province del Jiang Zhe, che apparve la costruzione "V le qu". Si può quindi supporre che questa forma [segni] l’inizio del talento degli scrittori dell’area del dialetto Wu. La lingua [usata] in alcune opere letterarie è intrisa alquanto chiaramente di caratteristiche regionali, ad esempio, Shi Nai’an, l’autore del "Shui Hu" completato ne nel secolo quattordicesimo [qui un carattere è illeggibile], è di Suzhou, e sebbene dopo si sia trasferito a Subei [oppure a nord di Suzhou?], e nel lavoro di scrittura fa ugualmente uso della parlata settentrionale, tuttavia ancora, inevitabilmente, adopera [lett. palesa/mostra] la costruzione "V le qu"; e Wu Cheng’ en, autore del "Xi Youji", completato nel secolo sedicesimo, è di Huaian, e nei suoi lavori non appare la costruzione "V le qu". Nelle opere degli scrittori dell’area del dialetto Wu, [l’uso di] "V le qu" è abbastanza diffuso. Ma per quanto usato, in opere differenti [si riscontra] a volte una grande divergenza. Non è stata elaborata una statistica sul suo uso nelle sceneggiature; per i romanzi gli esempi sono stati tratti da "San "Yan"" e da "Er "Pai"", nel primo il rapporto tra "V le qu" e "V jiang qu" è di 1:7; nel secondo di 5:7, la costruzione "V le qu" occupa già una piccola parte [lett. una piccola metà]. Alla fine della dinastia Ming, le opere letterarie sono in gran parte di scrittori dell’area del dialetto Wu, e sebbene nei vari libri l’uso di "V le qu" sia irregolare in termini di quantità, se ne è [riscontrato] tuttavia un evidente aumento. Ad esempio nelle due " Hou Xi You Ji" il rapporto è di 7:5, in "Hua Tu Yuan" di 8:2, la costruzione "V le qu" è già presente in maniera preponderante. Anche gli scrittori del nord hanno subito l’influenza del fattore d’aumento nell’uso della costruzione "V le qu".
    L’autore del Jin Ping Mei (Cihua), completato nel secolo 16° è di Pechino, il rapporto tra le due costruzioni è di 1:5. Nel "Xing Shi Yin Yuan", completato nel 17° secolo, il rapporto è di 2:3. Fino ad arrivare al "Ru Lin Waishi" del 18° secolo, in cui il rapporto finalmente raggiunge 15:1, ed oggi la costruzione "V le qu" ha interamente sostituito quella "V jiang qu", rientrando nella forma comune del mandarino scritto.
  5. La costruzione "V le qu" nel Putonghua scritto.
Con riferimento a quanto visto sopra, [possiamo dire che] nella lingua parlata da gran parte delle persone era usata la costruzione "V jiang qu". È però difficile appurare il momento della sua scomparsa. Si sa soltanto che dopo la sua scomparsa non è stata mai usata al suo posto la costruzione "V le qu". Quindi nell’epoca Qing alcuni testi in mandarino non hanno la costruzione "V le qu". Ma "Hong" e "ER", [dove] è usata la costruzione "V le qu", non sono rappresentativi della lingua parlata degli autori: semplicemente hanno ereditato la forma scritta del mandarino dell’epoca Ming. I romanzi dell’epoca Qing non subiscono l’influenza della tradizione: la costruzione "V jiang qu" non viene usata, quella "V le qu" è usata poco. Ne è un esempio il famoso romanzo Ji Gong Zhuan.
La costruzione "V le qu", che proviene dal dialetto Wu, adesso appartiene già al putonghua. Di seguito si può vedere l’uso di questa costruzione nelle opere [scritte] in putonghua:

 

Nome dell’opera Autore Luogo di nascita Quantità dei caratteri Costruzione "V le qu" Conteggio in base alle 400.000 parole/caratteri
Luo Tuo Xiangzi Lao She Pechino 14.000 35 100
Hong Yan LuoGuan Chong Qing 40.000 83 83
Bindeng
Wei Cheng Qian Zhongshu Wu Xi 22.000 7 13
Zi Ye Mao Dun Tong Xiang 34.000 48 56

 

Riguardo l’uso della costruzione "V le qu" nelle parlate dei paesi natii dei 4 autori sopra menzionati, si può dire che: nella parlata pechinese e in quella di Chong Qing non c’è la costruzione "V le qu", c’è in quella di Tong Xiang, anche se limitata al significato "V le Quyi" (e comunque non è che si possa usare con tutti i verbi); nella parlata di Wu Xi si è sviluppata abbastanza, sia nel senso di "V le Quyi" che in quello di "V le Quer". Ma ciò che si è dimostrato finora è esattamente il contrario. Questo spiega che l’uso maggiore o minore della costruzione "V le qu" adesso può rappresentare solamente le diverse abitudini stilistiche degli autori e non può riflettere la realtà linguistica del loro paese di provenienza. Grazie all’influenza della lingua scritta, oggi nei discorsi di alcuni intellettuali sono apparse alcune costruzioni del tipo "V le qu" e un buon numero di queste hanno il significato "V le Quer". Ad esempio "Renwu yijing queding le xialai" (Il compito/la missione è già fissato/a), "Nongmin queshi fuyu le qilai" (I contadini sono diventati veramente facoltosi/benestanti). Frasi come queste non è raro sentirle. Riguardo [la possibilità] che in futuro la costruzione "V le qu" venga usata comunemente da tutti, al momento è difficile da prevedere.
 
 


 

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